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ELEUSIS è un Gruppo. Di uomini. Di donne.
E ciò che unisce il Gruppo è lo Stile.
E lo Stile, in ultima istanza, è un'idea, è
un'aspirazione, è un obiettivo.
Qualcosa che non si tocca, ma si sente.
In un mondo fondato sul relativismo,dove le
spiegazioni sono valide e accettabili soltanto se si agganciano alla realtà
materiale,
non mi cimenterò in tentativi di spiegazioni concettuali, convinto,
come sono, dell'importanza dell'intuizione.
E chi intuisce sperimenta. Se ha l'Urgenza.
E chi sperimenta comprende. Se ha la Volontà.
Lo Stile del Gruppo, pur fondandosi
sull'individualità, è l'opposto dell'individualismo.
E’ la negazione dell’egoismo espressivo. Al contrario,
è l’apice di una
comunicazione fondata
sulla condivisione delle emozioni comuni e dei sentimenti
universali. La costruzione dell'individuo-attore è un processo
lento ed ineffabile che inizia sempre a tentoni e che, più o
meno di colpo sboccia e fiorisce come un miracolo atteso e sperato, e che
necessita, in seguito, di una cura attenta e sapiente. Non si
tratta di casualità, ma di lavoro quotidiano, faticoso e costante che ha la
necessità di una gestazione complessa e curata. Nello Stile di Gruppo questa gestazione avviene in
comunità, grazie alla
presenza e all’aiuto dei singoli componenti che contribuiscono, in base alla
loro preparazione e sensibilità, all’evoluzione degli altri.
Nell’idea di comunità non esistono“primi attori” né “attori giovani”, ma
soltanto persone che vogliono crescere, evolversi, ricercare, sperimentare e
tramandare. Nell’idea di
comunità non c’è “nonnismo”: l’ultimo arrivato lavora fianco a fianco con gli
"anziani". Coloro che partecipano del progetto da più tempo
hanno piuttosto il dovere di guidare e aiutare i più giovani verso la
comprensione del training da attuare, degli esercizi da compiere, degli
approfondimenti a
cui dedicarsi. I più anziani devono essere a disposizione per dare
chiarimenti e delucidazioni, per sostenere i più giovani nei momenti di
sconforto e di difficoltà.
Lo Stile di Gruppo prevede la costruzione di
qualcosa che è più grande dell'“io singolo”, della necessità di "emergere", di
"farsi vedere", di "farsi notare", di "farsi ricordare". Lo Stile del Gruppo ha, come primo obiettivo l’e-ducazione
vera: quella che tende a tirare fuori dall’uomo le sue reali capacità, le sue
attitudini, i suoi talenti. In un mondo
sempre più abituato a ragionare “per immagini”, e non per connessione di
pensieri. In un mondo sempre più legato alla “virtualità” delle situazioni e
meno alla comunicazione sensibile, un Gruppo, nella sua "aristotelica ovvietà",
rischia, addirittura, di generare scandalo. Il Teatro è un
fuoco che consuma gli indecisi, gli imbarazzati, i perditempo. Il Teatro non
è un “fine”, è un “modo”. Fare teatro non è mai un diritto! E’ un dovere,
semmai, che è concesso a pochi. A quei pochi, pochissimi, che hanno il coraggio e
la volontà di non assentarsi mai da se stessi. Di non chiudere l’anima per
inventario; di non fermarsi mai a guardare indietro ciò che hanno costruito,
coscienti che è nulla. Un nulla fondamentale. Quante sensazioni, con il passare degli anni, mano a
mano dimentichiamo? Quante
gioie e dolori abbiamo provato, per motivi che oggi ci appaiono futili? Quante ansie e euforie per attese che, dopo anni, appaiono addirittura sciocche? E la meraviglia che
provavamo da bambini, la riconosceremmo ancora? La voglia di stupirsi, di dedicarsi
completamente al gioco, di misconoscere le regole e le convenzioni, dando libero
sfogo alla capacità di creare; tutto questo sappiamo ancora cos’è? Eppure sono cose che sapevamo, che abbiamo provato,
percepito in profondità; che abbiamo vissuto completamente. Tutti sanno che per
correre i cento metri in dieci secondi ci si deve allenare per molte ore al
giorno; molti pensano, sbagliando, che per pensare e provare emozioni non serva
allenamento.
Serve Volontà.
Serve un Percorso.
Serve uno Stile.
Scegliere, come Stile, il Teatro significa sentire
la necessità di riscoprire forze che sono in noi, magari in profondità, magari
costrette in ambiti infimi e, a volte, malmenate dall’esistenza e dalla nostra
imperizia. Però ci sono! In ognuno di noi. Anche in chi non ci crede. Com’è possibile non vederle?
Scegliere, come Stile, il Teatro significa credere
che oltre la soglia della fatica estrema ci sia il traguardo: l’inizio di un
percorso realmente diverso e superiore. Ancora lavoro quindi, e sempre meno
spazio per la quotidianità.
Ma che cos’è la quotidianità per chi ha scelto il
Teatro? Scegliere, come Stile, il Teatro significa sapere che
ogni scelta comporta una rinuncia. Chi sceglie, come Stile, il Teatro, non può
farlo pensando che avrà tempo per sé,perché il suo sé si sviluppa e si realizza
all’interno del Teatro, il suo tempo libero è denso di Teatro. E poi... Ci si accorge che non si è soli. Che altri hanno fatto scelte simili alle nostre. E allora nasce un Gruppo. E ci si accorge di quanto sia irragionevole
considerare se stessi come una parte slegata e separata dal resto. Il Gruppo
diventa un corpo unico, nel quale una mancanza o una defezione sono
un’amputazione. Un Gruppo ha
bisogno dell’unione dei suoi elementi proprio come un corpo ha bisogno di tutti
i suoi arti. Quando un arto soffre, tutto il corpo soffre. Quando un membro del
Gruppo manca, tutto il Gruppo ne risente. E’ l’idea di Comunità. Dove ognuno non appartiene più soltanto a se
stesso, ma diventa patrimonio comune e collettivo. E non si
tratta di appiattimento! Al contrario, è l’esaltazione massima dell’individuo,
che si concede agli altri “in toto”, senza riserve, completamente. Regala la sua
evoluzione, la sua cultura, la sua preparazione individuale, la sua sensibilità, i suoi sentimenti ad altri, che, come lui, sono in grado di percepire,
accogliere, fare proprio e restituire questo immenso dono che è l’entusiasmo di
condividere. E’ per questo
che gli uomini e le donne che compongono il Gruppo vanno scelti attentamente,
senza fretta,mai dietro pressioni o necessità impellenti. Un’attenta selezione
deve precedere ogni nuova accoglienza. Gli uomini e le donne che chiedono di
condividere il percorso devono essere posti di fronte alle difficoltà che
troveranno,senza alimentare false illusioni o prospettare miraggi. E’ anzi
opportuno che uno dei componenti venga scelto per esaminare le richieste di
ammissione. Un elemento, il più equilibrato del Gruppo, deve assumersi la
responsabilità di curare i nuovi arrivati, far loro da guida, porsi come punto
di riferimento. Dell’Uomo
all’uomo parla questo Teatro, per chi lo vuole e lo sa ascoltare.
Nulla andrà
perduto. Almeno finché
ci saranno persone che avranno il coraggio di fare le scelte più difficili. |